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Conserve di famiglia

La spremuta del sabato sera: l'arancia che diventava famiglia

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La spremuta del sabato sera: l'arancia che diventava famiglia

Photo: Robertgombos, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

C'è un oggetto che in molte case italiane ha resistito più di qualsiasi elettrodomestico moderno: lo spremiagrumi. Quello in acciaio, con la coppa rigata e la manovella che scricchiola, quello che le mani della nonna facevano girare con una velocità che a noi bambini sembrava magica. E c'è un momento della settimana — il sabato sera — in cui quell'oggetto usciva dal armadietto sotto il lavello per diventare protagonista.

Il rituale che nessuno aveva dichiarato

Nessuno in famiglia ha mai detto «il sabato si fa la spremuta». Semplicemente, lo si faceva. Le arance arrivavano dalla cassa del fruttivendolo di fiducia, quelle della Sicilia con la buccia spessa e profumata, e si accumulavano nella ciotola della frutta finché il sabato non le rivendicava tutte.

Mio nonno Ercole le tagliava in due con il coltello dal manico consumato, quello che nessuno osava affilare perché «funziona così». Poi il gesto lento e ritmato della manovella, e il succo che scendeva nella coppa mentre tutti noi facevamo la fila con i bicchieri, come se fosse la distribuzione di un premio.

Zuccherata o no: la guerra che non finisce

Se pensate che le discussioni in famiglia riguardino solo il calcio, non avete mai assistito al dibattito sulla spremuta. Da un lato i puristi: «lo zucchero la rovina, l'arancia è già dolce». Dall'altro i nostalgici: «senza un cucchaio di zucchero non è quella di una volta».

In casa nostra il compromesso arrivava con lo zucchero nel bicchiere di chi lo voleva, mescolato con il cucchiaino d'argento della festa. Un accordo tacito che funzionava da decenni, e che secondo me è l'unica vera diplomazia italiana.

Ogni regione ha la sua versione

Viaggiando un po' con la memoria e con le conversazioni in piazza, ci si accorge che questo rituale ha mille volti:

Perché le piccole cerimonie contano

Oggi la spremuta si compra già fatta in qualsiasi supermercato, in confezioni che promettono «come quella fatta in casa». Ma non è quello il punto, vero? Il punto era la manovella, la fila dei bicchieri, la lite sullo zucchero, il profumo che restava in cucina fino a domenica mattina.

Le grandi ricette passano di generazione in generazione con quaderni e dosi scritte. Le piccole cerimonie — una spremuta, un caffè fatto a un certo orario, il pane tagliato in un certo modo — passano solo con la presenza. Chi c'era, c'è. Chi non c'era, non lo sa nemmeno che esisteva.

Per questo vale la pena riprenderle. Comprate le arance buone, quelle con la buccia che profuma anche dalla cassa. Trovate uno spremiagrumi, anche di quelli moderni se non avete scelta. E fate la spremuta il sabato sera, con la famiglia o con gli amici, anche se all'inizio sembrerà un gesto un po' strano.

Dopo la terza volta non sarà più strano. Sarà un rituale. E tra vent'anni qualcuno, magari, ne scriverà un articolo.

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