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Ricette regionali

Il tavolo allungato: l'arte di far sedere sempre uno in più

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Il tavolo allungato: l'arte di far sedere sempre uno in più

Photo: Unknown authorUnknown author (Franz Konrad confessed to taking some of the photographs, the rest was probably taken by photographers from Propaganda Kompanie nr 689.[1][2]), Public domain, via Wikimedia Commons

C'è una regola non scritta che ogni famiglia italiana conosce a memoria: il numero degli ospiti dichiarato è sempre, sempre sbagliato. Si dice in quattro e si mangia in cinque. Si dice in sei e si arriva a otto. E nessuno, mai, ha visto la nonna alzare le sopracciglia davanti a un posto in più da inventare sul momento.

La coperta che appare dal nulla

Mia nonna aveva una tecnica millimetrica. Quando arrivava l'ospite imprevisto — il cugino di passaggio, l'amico del figlio che «è solo venuto a salutare» — non chiedeva mai conferme. Spariva in corridoio e riappariva con una coperta di lana, quella a quadri con il bordo sfilacciato, che stendeva sul tavolo di legno per allungarlo di quaranta centimetri. Poi una sedia dalla stanza accanto. Poi, magicamente, un piatto in più, sempre di un modello diverso dagli altri, quello del servizio «buono ma non per le feste».

Nessuno si sedeva mai al «posto della coperta» con l'imbarazzo di chi invade. Ci si sedeva con l'orgoglio di chi è stato scelto. Perché in fondo quello era il posto migliore: il più vicino alla zuppa, il primo a essere servito, quello dove la mano della nonna atterrava più spesso con l'aggiunta del giorno.

La padella che si allarga

Il vero miracolo non era il posto a sedere. Era la pentola. Con la stessa quantità di pasta che la mattina sembrava giusta per quattro, a tavola se la vedevano in sei. Come? Semplice: un mestolo di acqua di cottura in più, una grattugiata di parmigiano generosa, un uovo sbattuto nella frittata che «tanto avanzava». La frittata italiana è l'unica pietanza al mondo che cresce di numero in base agli invitati, non agli ingredienti.

Dicono che in Basilicata, in Romagna, in Sicilia — ovunque, insomma — esista la stessa espressione con lo stesso sorriso: «Tanto, si aggiusta». E si aggiustava. Una zuppa diventava minestra per due giorni, il ragù si allargava con un po' di passata, il pane raffermo si trasformava in panzanella o in una fattammonda che l'ospite ricordava per anni.

I racconti dei lettori: la domenica dei tredici coperti

Quando abbiamo chiesto alle vostre lettere, le storie sono arrivate a fiumi. Gino, da Brescia, ricorda la domenica in cui la madre annunciò «siamo in sei» e a tavola se ne trovarono tredici: «Mio padre, senza dire una parola, prese l'asse da stiro, la mise tra due sedie, e lì ci pranzarono i tre ragazzi. Coperta sopra, come da tradizione».

Assunta, di Foggia, racconta della zia che faceva sempre due porzioni in più «per il caso». Il caso, naturalmente, arrivava ogni domenica. E c'è Rosa, emigrata a Torino dal Cilento, che ancora oggi non riesce a cucinare per due: «La pentola minima che ho in casa è per otto. Mi hanno regalato quella piccola, ma la guardo e non mi fid».

Un'ospitalità che si misura in piatti

In molte culture si ospita con la formalità: si invita, si pianifica, si conferma. Nelle nostre case l'ospitalità funziona al contrario: prima si siede la persona, poi si calcola. Il «dove ti mettiamo?» viene dopo il «siediti, siediti». È un ordine di priorità che dice tutto sul modo in cui intendiamo la tavola: non è un posto con le sedie numerate, è un luogo che si adatta alle persone, non il contrario.

E forse è per questo che i nostri piatti regionali sono così generosi nella loro semplicità. La peperonata si raddoppia con due peperoni in più. La pasta e ceci, di cui vi abbiamo già parlato, nasce esattamente così: un piatto povero pensato per potersi allungare senza perdere dignità. La cucina italiana non ha mai misurato l'ospitalità nei posti a sedere. La misura in mestoli, in ritorni, in quanto pane è finito alla scarpetta.

Il tavolo allungato di oggi

Certo, i tempi sono cambiati. I tavoli allungabili si comprano già pronti, con il meccanismo a soffietto, e le coperte di lana sono diventate runners decorativi. Ma il gesto resta: l'amico che arriva a pranzo «solo per un caffè» e resta fino a sera, il vicino che porta una bottiglia e si ritrova a fare il maestro di cerimonie, il fidanzato presentato «tanto per conoscere» che si scopre essere il tredicesimo coperto.

La prossima volta che qualcuno bussa all'improvviso, non guardate il frigorifero con lo sconforto. Guardate la coperta. Da qualche parte, ce n'è ancora una: di lana, a quadri, con il bordo sfilacciato. Stendetela. Aggiungete la sedia. E ricordate la regola d'oro che le nostre nonne ci hanno lasciato in eredità, più preziosa di qualsiasi ricetta scritta: a tavola italiana, si è sempre uno in più di quello che dichiaravano.

E se avanzano due bocconi, bene: domani c'è il pranzo del giorno dopo. Che, come sapete, è sempre la portata migliore.

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